Grüss Gott!
Siamo arrivati ormai al giro di boa, ci restano solo tre giorni, di cui un paio sicuramente saranno dedicati a Monaco. La mattina ci si rimette in viaggio, in un’ora e mezza siamo a Dachau con lo scopo di visitare il luogo che tristemente ha reso famoso questa cittadina bavarese. Il campo di concentramento ci accoglie silenzioso. La giornata è splendida e il verde domina su tutto, in netto contrasto con questo luogo intriso di tragedia umana e tristezza. Il campo è enorme, il cancello è ancora intatto al suo posto, con la nota scritta: il lavoro rende liberi. I baraccamenti non esistono più, al loro posto aiuole di pietra con i numeri della baracca. Tutto intorno sono ancora visibili il muro di cinta, i reticolati di filo spinato e le torrette di guardia. Un paio di baracche sono state ricostruite per far capire quali erano le condizioni di vita dei prigionieri.
Esiste ancora il blocco del complesso direzionale del campo, in cui è stata allestito un museo con una toccante mostra fotografica che documenta gli orrori del nazismo e dove è possibile visionare un breve filmato sul nazismo, sul sistema dei campi di concentramento e sterminio, sulla creazione del campo di Dachau e la sua liberazione da parte delle forze americane. Per non dimenticare… Dietro il museo resta intatto il bunker, con le prigioni per i detenuti speciali e per coloro che commettevano infrazioni ai disumani regolamenti del campo.
Nell’area opposta al museo, sorgono quattro cappelle commemorative per le vittime di questa follia, una per ogni confessione religiosa maggiormente coinvolta: cattolica, ebraica, evangelica e ortodossa. Vicino sono ancora visibili e ben conservati i forni crematori e le camere a gas. Sembra pazzesco ma nel campo ci si passano tranquillamente due o tre ore, il tempo vola. Quello che colpisce, guardando il campo com’è oggi e come doveva essere all’epoca, grazie alle immagini e alle fotografie all’interno del museo, è l’ordine metodico e la razionalità con cui era stato progettato e costruito. Nulla veniva lasciato al caso.
Ripartiamo nel primo pomeriggio per Monaco, qui decidiamo di soggiornare in un’elegante gasthaus in centro, praticamente di fianco al Theresienwiese, il parco dove ogni anno si svolge l’Oktoberfest, la leggendaria festa della birra. Infatti da lontano vediamo che i preparativi sono quasi terminati e i tendoni sono già stati tutti montati. Dopo aver preso possesso della camera e aver sistemato i bagagli e la macchina, ci dirigiamo in centro città. Monaco ci accoglie festosa, c’è un sacco di gente in giro, tantissimi negozi. La Marienplatz con il Neues Rathaus è favolosa, i balconi del palazzo sono pieni di gerani rosa, mentre l’area del chiassoso Viktualienmarkt, il mercato degli alimentari, con i suoi biergarten gremiti ha un’atmosfera festosa. Che meraviglia!
Giriamo in lungo e in largo cercando di non farci scappare nulla. Ovviamente è d’obbligo una sbirciatina alla storica Hofbräuhaus, l’antica birreria reale della casa bavarese, luogo dove si tennero i primi comizi di Adolf Hitler e mosse i primi passi il partito nazista. Il locale è gigantesco, enorme, bellissimo, ci torniamo per cena in mezzo ad un clima festosissimo, e Mario trangugia, sotto i miei occhi attoniti, un mastodontico boccale di birra da un litro, la sua prima litro! Nel frattempo ricomincia a piovere, meno male che non siamo in tenda! La mattina ci accoglie con una bella pioggia a catinelle, un pacco mostruoso, girare quando piove è veramente dura. In mattinata andiamo a visitare il palazzo di Nymphenburg, la maestosa reggia estiva dei Wittelsbach, costruito in uno stile che ricorda molto Versailles.
Il Nymphenburg ha un enorme giardino, pieno di boschetti, sentieri, ponticelli, ruscelli e laghetti, abitati da cigni. Non ci facciamo scoraggiare dal tempo e ci soffermiamo anche a visitare i diversi padiglioni sparsi per l’immenso parco della reggia. Finalmente smette di piovere e il pomeriggio lo passiamo passeggiando tra Odeonplatz e Ludwigstrasse e alla visita del quartiere degli artisti di Schwabing, il quartiere degli artisti di Monaco. Torniamo verso il centro, percorrendo i sentieri del bellissimo Englischer Garten, il grande e vasto parco della città di Monaco.
Al confine tra il parco e il centro, dove passa il fiume Eisbach assistiamo a qualcosa di fantastico! Ma non vi voglio anticipare nulla… andate a leggervi il prossimo post che Mario pubblicherà! Andiamo in centro perché vogliamo fare dello shopping, ma essendo oggi Ferragosto, i negozi sono tutti chiusi. Monaco in compenso è invasa dai tifosi dell’Amburgo, chiassosi e un tantino sbronzi. Oggi inizia il campionato tedesco di calcio, la Bundesliga, con il match clou Bayern Monaco – Amburgo.
Ripartiamo da Monaco con un pallido sole in direzione Berchtesgaden. Visto il tempo incerto abbiamo deciso di mozzare il Chiemsee e di puntare direttamente sul famigerato Nido dell’Aquila. Mai scelta fu più azzeccata, lungo il tragitto ritroviamo la pioggia, oserei dire torrenziale e un giro in barca su lago non sarebbe dei più appropriati. Arriviamo a Berchtesgaden in mattinata, compriamo i biglietti per salire alla Kehlsteinhaus, ovvero il Nido dell’Aquila, e aspettiamo che il pulmino parta. Molti confondono il Nido dell’Aquila con il Berghof, in realtà non sono la stessa cosa. Il Berghof era una baita, trasformata in residenza e diventata poi uno dei quartieri generali di Adolf Hitler a valle dell’Obersalzberg, il Nido dell’Aquila era un rifugio in cima all’Obersalzberg a 1834 metri d’altezza, regalata da Martin Bormann e da altri gerarchi nazisti al Führer per il suo cinquantesimo compleanno.
Saliamo la montagna immersi nelle nuvole, l’atmosfera è surreale. Procediamo a piedi per un lungo tunnel, prendiamo un ascensore dell’epoca e arriviamo alla baita. La baita oggi è un ristorante che dona in beneficenza i suoi guadagni. All’interno c’è una piccola documentazione fotografica in bianco e nero. Mangiamo qualcosa e siamo pure senza soldi, riusciamo a mala pena a pagare il conto. Sbadati! Nel frattempo le nuvole si sono alzate, ha smesso di piovere, usciamo… il panorama è stupendo! Si vedono anche le cime del Watzmann e il Königssee con la bellissima chiesetta di St.Bartholomä sullo sfondo.
Avremmo dovuto visitare la chiesetta nel pomeriggio ma ieri abbiamo deciso di tagliare il giro in barca sul lago, a causa delle condizioni meteorologiche, così decidiamo di passare il resto della giornata alle terme di Bad Reichenhall, il Rupertus Therme. Verso le tre di pomeriggio, dopo esserci sistemati in un alberghetto, andiamo alla terme e ci rilassiamo praticamente fino all’ora di cena. Acqua calda e piscine all’aperto, una vera goduria. Anche l’ultimo giorno è arrivato e ci apprestiamo a tornare a casa. Partiamo di buon’ora e decidiamo di passare dall’Austria senza fare l’autostrada. Attraversiamo valli verdissime e meravigliose, punteggiate da paesini pittoreschi. Nel primo pomeriggio siamo in Südtirol, Alto Adige, ci fermiamo a fare due passi per sgranchirci le zampe nel borgo medievale di Glorenza, riprendiamo la strada ed entriamo in Svizzera, nel Canton Grigioni.
Attraversiamo la Val Müstair e l’Engadina, passando per St.Moritz e verso le quattro rientriamo in Italia, per la Val Chiavenna. Alle sei di sera entriamo in casa e le nostre Meshe ci accolgono festose! Bene, un altro viaggio giunge al termine. La Baviera si è rivelata una vera sorpresa: siamo partiti senza nessuna aspettativa e ci siamo trovati davanti a paesaggi rilassanti, verdissimi e meravigliosi. Laghi, montagne, villaggi pittoreschi e tanta ma tanta storia da assaporare. Castelli e rocche conservate benissimo, città ordinate, pulite, a misura d’uomo. Monaco poi è fantastica! I bavaresi si sono rivelati sempre gentili, sorridenti e cordiali, assolutamente un popolo ospitale. Attenzione, per finire la ciliegina sulla torta: per chi temesse l’ostacolo lingua… non si preoccupi, dopo il tedesco la seconda lingua più parlata è l’italiano! I bavaresi spesso capiscono bene e si sforzano di risponderti nella nostra lingua.
Ovviamente anche qui, ma del resto come in tutto il mondo, ci sono tantissime pizzerie e ristoranti italiani, ma noi abbiamo optato praticamente sempre per le squisite cucine tipiche di questa regione: quella sveva, quella francone e quella propriamente bavarese. Un trionfo di calde zuppe, spätzle, salsicce, crauti, stinchi di porco e carni varie, kartofell e strudel di mele! Che bontà! Per non parlare delle birre! Prost! I prezzi generalmente sono leggermente più bassi che da noi, parlo di Milano, anche se il caffè espresso è più caro. Che dire quindi ancora… Grüss Gott!
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La Franconia: borghi e città medievali
Ci svegliamo sotto la pioggia, è da ieri pomeriggio che piove, che barba! Fa freddo, è veramente un peccato. Tuttavia non ci scoraggiamo e partiamo alla volta di Coburg, nella Franconia bavarese; più che la cittadina vogliamo visitare la Veste Coburg, una roccaforte perfettamente conservata, che si staglia sulle colline che dominano la città. Arriviamo a Coburg verso le 09.00, la Veste ci accoglie maestosa e completamente immersa nelle nuvole basse. Entriamo e restiamo piacevolmente impressionati, è enorme e perfettamente conservata e mantenuta.
Si tratta del castello medievale più grande di tutta la Germania. Qui soggiornò, sotto l’ala protettrice del Duca di Sassonia, Martin Lutero, mentre era in corso la Dieta di Augsburg. Nelle sale della fortezza si trova una galleria d’arte, con diverse opere di Albrecht Dürer. In gran parte delle stanza sono presenti gli arredi originali. Mario si perde incantato nell’armeria e nella visita degli strumenti di tortura. Molto belle anche le antiche stalle, dove sono presenti i mezzi di trasporto dell’epoca: sontuose carrozze ed eleganti slitte.
Sempre sotto la pioggia, ci dedichiamo alla visita dei bastioni ma le nuvole basse non ci danno occasione di ammirare il panorama e la città dall’alto. Per ora di pranzo ripartiamo e andiamo direttamente a Bamberg, dove arriviamo sempre accompagnati dalla pioggia incessante. La temperatura è autunnale e complice anche un certo languorino ci rifugiamo in un bel localino del centro storico per degustare un ottimo piatto bavarese a base di würstel, canederli e crauti, il tutto accompagnato dalla solita ottima birra. Finito il nostro pranzo ci accorgiamo che le nuvole si sono alzate, ha smesso di piovere e la città è illuminata da una splendida luce.
Bamberg, chiamata anche la Roma della Franconia perché sorge su sette colli, si rivela un vero gioiellino, insieme a Rothenburg sono sicuramente le cittadine che ci hanno più colpito.Tutta la città vecchia è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il centro storico è tutto colorato con toni pastello con le tipiche case a graticcio. Spettacolare è l’Altes Rathaus, costruito su di un’isoletta in mezzo ai flutti del fiume Regnitz, con un serie di ponti in pietra che lo collegano alle due sponde cittadine. Facciamo un bel giro, passeggiando con il naso all’insù, non ci perdiamo le rinomatissime birrerie che fanno anche da birrifici e ce ne scegliamo una per cena.
Ammiriamo anche la Klein-Venedig, la piccola Venezia, una sequenza di simpatiche casette, alcune decisamente storte, costruite direttamente sul fiume Regnitz. Visitiamo il duomo, molto particolare perché fa parte dei cosidetti Kaiserdom, progettati e costruiti durante il Medioevo con due cori contrapposti, in modo da “bilanciare” il potere spirituale divino con quello temporale dell’imperatore. Sostiamo per qualche minuto nell’Alte Hofhaltung per poi passeggiare nel fantastico Rosengarten, il giardino barocco adibito a roseto della vicina Neue Residenz, il ricco palazzo vescovile del XVII secolo.
Saliamo poi fino al monastero di San Michele, un antico monastero benedettino. Da qui è possibile ammirare un fantastico panorama della città dall’alto.Ci regaliamo anche un buon gelato in una gelateria italiana gestita da due fratelli veneti. In serata ci sistemiamo nel campeggio lungo il fiume. L’indomani ci accoglie uno splendido sole e un bel cielo azzurro. Bene! E’ mercoledì e l’itinerario di oggi prevede Nürnberg e Regensburg.
Arriviamo a Nürnberg giusto per l’ora di colazione, e appena scovata una bella bäckerei, ne approfittiamo alla grande! Dopo aver parcheggiato la macchina in un autosilo sotterraneo e iniziamo la nostra visita della città. Il centro storico è formato da case a graticcio ed è totalmente racchiuso all’interno delle possenti mura medievali, che circondano ancora la città vecchia. Dopo aver espresso un desiderio, avendo fatto ruotare per tre volte l’anello della Schöne Brunnen in Hauptmarkt, visitiamo la grande fortezza che domina la città: il Kaiserburg. Terminiamo il giro con un po’ di shopping nella zona commerciale, Mario si regala una bella felpa Jack Wolfskin.
Prima di ripartire alla volta di Regensburg andiamo alla ricerca dell’area dove prima della guerra, venivano organizzate le oceaniche riunioni evento del partito nazista. Quest’area è chiamata in tedesco Reichsparteitagsgelände e grazie alle indicazioni la troviamo facilmente. La zona è immensa e presenta i resti di quello che sarebbe dovuto essere, a guerra vinta, il luogo di celebrazione del Terzo Reich.
Ci addentriamo nel Zeppelinfeld e scaliamo la Zeppelinhaupttribüne, quello che rimane della tribuna, da dove Adolf Hitler in persona arringava le folle. Sullo sfondo si vede la Kongresshalle, la colossale sala dei congressi del partito nazista, rimasta incompiuta. Ora l’area è diventata meta di chi ha voglia di rilassarsi o di praticare del fitness, passaggiando, correndo o pedalando lungo le piste, che circondano i diversi laghetti artificiali qui presenti. Incredibile!
Riprendiamo l’autostrada e in un paio d’ore scarse, usciamo dalla Franconia e siamo a Regensburg. La città ha un’atmosfera mitteleuropea e mi ricorda molto Praga e Budapest. Niente case a graticcio, ma dei bei palazzi color pastello, belle viuzze lastricate e un imponente ponte sul Danubio: il Steinerne Brücke. Il centro cittadino è pieno di locali dove gli studenti e non solo si fermano a chiacchierare e a mangiare qualcosa.
Oltre alla città, sicuramente incantevole, abbiamo visitato il maestoso palazzo di Sankt Emmeran, residenza avita della famiglia Thurn und Taxis, nobile famiglia di lontanissime origini bergamasche nonché ideatrice del primo sistema postale europeo. Dopo un ultimo giro per il centro nel tardo pomeriggio, ci dirigiamo verso il campeggio, in riva al Danubio. Qui stupiamo una coppia di amici tedeschi, i quali mentre trincano placidamente le loro birrozze, restano estasiati dalla nostra mitica tenda Quechua, lanciata, montata e picchettata in meno di cinque minuti. Ne disquisiscono, assolutamente stupiti e rapiti, per un buon quarto d’ora. Wunderbar!
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