The Legend On Tour
Sabato pomeriggio l’evento itinerante The Legend On Tour, organizzato da Harley-Davidson, ha fatto tappa presso il dealer Harley-Davidson Monza di Concorezzo. Dato che era possibile effettuare delle prove dei diversi modelli del mitico bicilindrico di Milwaukee, ne abbiamo approfitato per testare il mio oggetto dei desideri: il Fat Bob, caratterizzato dal doppio faro e dal design tipico dei customizer teutonici.
Dopo aver parcheggiato sul piazzale del megaconcessionario, gremito da decine di Harley, andiamo a registrarci presso il banco accettazione e riusciamo a prenotare un giro di prova con il Fat Bob. Dopo una ventina di minuti partiamo. La prima cosa che mi colpisce è il sound… argh, sembra uno scooter! Dov’è finito il classico rumore “potato-potato”?
Seguiamo il Road Capitain che ci guida per le strade della Brianza, insieme a una decina di altri tester. Subito mi accorgo che la frenata è tutt’altra cosa rispetto a quella del mio Sportster e sopratutto il peso e le dimensioni della moto non sono per nulla d’ingombro alla sua manovrabilità. Il motore ha una risposta incredibile e una coppia esagerata, il massiccio avantreno garantisce una stabilità notevole.
Grazie ai comandi avanzati, la posizione di guida è confortevole, e anche Mara non ha da recriminare sulla comodità del passeggero. Per saggiare le sospensioni, provo volutamente a dare gas sull’asfalto più sconnesso e gli ammortizzatori posteriori rispondono egregiamente.
Non faccio a tempo a prendere la mano sul colossale Fat Bob che… il nostro giro è terminato, peccato! Ma il test è andato ben oltre le mie aspettative…
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Arrivederci Svezia!
Ci infiliamo nel Museo Vasa e restiamo a bocca aperta! Il Vasa è veramente imponente, sembra una gigantesca creatura marina! Prima di iniziare la visita, facciamo un veloce spuntino nella caffetteria del museo.
Il Vasa avrebbe dovuto essere l’ammiraglia della flotta svedese di re Gustavo II Adolfo, da anni in guerra contro il cugino Sigismondo, sovrano di Polonia. Da tempo infatti la Svezia era impegnata in un riarmo della propria marina militare, avente come obiettivo la supremazia sul Baltico.
Il vascello era lungo quasi settanta metri, compreso il bompresso, con un albero maestro alto più di cinquanta metri, e aveva una stazza di milleduecento tonnellate e un equipaggio di centocinquanta marinai. Dotato di sessantaquattro cannoni, manovrati da trecento tra soldati e artiglieri, non era solo uno strumento di potere, ma anche un’opera d’arte.
Artisti, pittori, mastri intagliatori prestarono la loro opera per ornare sfarzosamente il Vasa, secondo la tradizione del XVII secolo. Il Vasa venne decorato secondo un elaborato stile barocco: le sculture e le decorazioni lignee avevano un significato simbolico, con motivi prestati dalla mitologia classica, dalla storia romana e da quella contemporanea di allora, della nazione svedese. L’intero cassero e la poppa erano ricoperti da un tripudio di angeli e demoni, creature fantastiche e mostri marini, santi e sovrani.
Il Vasa fu il più costoso vascello che la Svezia avesse mai costruito e lo scopo di realizzare un’opera stupefacente che rendesse tributo alla potenza della Svezia e impressionasse il nemico alla sola vista, venne certamente raggiunto. Ma… il 10 agosto 1628, dopo essere appena stata varato e aver iniziato il suo viaggio inaugurale… il Vasa affondò.
Le cause furono molteplici e sono da imputarsi agli errori di progettazione e costruzione della nave: troppo alta e lunga rispetto alla larghezza, troppo pesante a causa dei molti pezzi d’artiglieria, poco bilanciata dalla scarsa zavorra. Forti raffiche di vento fecero inclinare il poco stabile galeone che imbarcando acqua dai portelli dei cannoni, s’inabissò velocemente, dopo aver imbarcato acqua dalle aperture dei cannoni.
Nel 1961 il Vasa fu recuperato e dopo lunghi anni di restauri, nel 1990 venne inaugurato il suo museo, costruito intorno al Vasa stesso, posto in un bacino di carenaggio del vecchio arsenale. Il museo è su sette livelli dai quali si può vedere il galeone da ogni angolazione, quando è illuminato all’interno, si riescono a sbirciare anche le strutture dei ponti inferiori.
Sono presenti anche percorsi multimediali, esibizioni tematiche e un paio di sale di proiezione, dove c’è la possibilità di vedere un documentario sulle operazioni di recupero e di restauro. Mario è entusiasta e non vuole più venire via, completamente ipnotizzato dall’incantesimo emanato dal Vasa. E’ davvero incredibile, passiamo diverse ore all’interno del museo e non ci rendiamo conto del tempo che passa velocemente.
Usciamo dal museo che è buio e decidiamo di darci allo shopping sportivo, ma del resto non potrebbe essere altrimenti visto l’offerta in termini di negozi e di prodotti! Io mi regalo un paio di pantaloni Adidas, Mario fa razzia di articoli per il running invernale, calzamaglie e maglie tecniche, marchiate Nike e Adidas. Vista la temperatura sotto lo zero anche un paio di belle cuffie North Face non guastano.
La sera ci regaliamo una romantica cenetta a “lume di candela” in un elegante ristorante svedese, piatti a base di pesce e guarniti di verdura e salse varie: salmone per Mario e platessa per me. Purtroppo la mattina del terzo giorno ci saluta con un bel cielo coperto e noi iniziamo con la visita dello Stadhuset, il municipio e simbolo di Stoccolma con la sua alta torre.
Il palazzo si trova sull’isolotto di Kungsholmen e ogni anno qui si celebra il galà per festeggiare la consegna dei Nobel. All’interno lo Stadhuset è molto bello, costruito tutto a mattoncini rossi, ricorda i palazzi rinascimentali di Firenze. Passiamo nel grande cortile interno, il Borgargården, e iniziamo la nostra visita dal Blå Hallen, il Salone Blu, dominato da un gigantesco organo a canne.
In questo salone avviene il banchetto per celebrare la consegna dei premi Nobel e siccome ci stiamo avvicinando alla data, fervono i preparativi. Saliamo la scalinata e percorriamo la sale superiori, tra cui quella del consiglio comunale di Stoccolma, e godendoci una magnifica vista sul Riddarfjärden e concludendo il giro nella magnifica Gyllene Salen, la Sala Dorata.
Mentre ci avviamo all’uscita, notiamo dei cagnetti vispi e vivaci che annusano ogni singolo angolo dello Stadhuset. Sono gli agenti “a quattro zampe” del gruppo artificieri della polizia svedese che si stanno addestrando in vista della cerimonia, troppo operativi! Conclusa la visita, andiamo a Gamla Stan per assistere al cambio della guardia e visitare il Palazzo Reale.
Assistiamo al cambio della guardia sotto una forte pioggia, riparandoci poi all’interno dello Stockholms Slott, dove visitiamo gli appartamenti reali, il Museo Tre Kronor, dal nome della fortezza che sorgeva in questo luogo fino alla fine del XVII secolo, e la sala del tesoro.
All’uscita dal palazzo, la pioggia non accenna a scemare e noi ci rifugiamo in un caffè a Järntorget, deliziosa piazzetta nella parte meridionale di Gamla Stan. Dopo esserci riscaldati e rifocillati, a causa sempre del mal tempo, decidiamo di andare per negozi.
In serata ceniamo in un locale molto carino e vivace proprio vicino all’albergo, il Vapiano. Si tratta di un locale molto particolare, servono pasta, pizza, insalate. E’ un specie di self service, molto “posh”, dove si ritrova gente giovane e bella.
Eccoci all’ultimo giorno, eccoci alla fine di un altro viaggio, nel pomeriggio abbiamo il nostro volo di rientro. Ma Stoccolma ci fa uno splendido regalo, forse è il suo modo per dirci arrivederci: la giornata si annuncia perfetta, cielo azzurro e sole! In mattinata andiamo nel quartiere di Vasastaden e scatta la ricerca del dealer Harley-Davidson, Mario ne visita sempre almeno uno quando siamo all’estero in modo da acquistare l’immancabile t-shirt.
Troviamo il concessionario e dopo aver fatto i nostri acquisti, decidiamo di fare un lunga passeggiata fino all’isola-quartiere di Södermalm. Qui attraversiamo il gigantesco incrocio di Slussen, una vera opera di architettura urbana, e ci godiamo un fantastico panorama dall’alto del Katarinahissen, un ascensore panoramico che collega Slussen con la parte alta di Södermalm. Abbiamo ancora un paio d’ore di tempo e ci inoltriamo nel quartiere. La zona è ricca di negozi e locali e arriviamo fino a Medborgarplatsen. In fondo alla via riusciamo a scorgere l’immensa struttura sferica del Globen, moderna arena per eventi sportivi e musicali. E’ ora di tornare verso l’albergo prendere i bagagli e andare verso la stazione degli autobus.
Il tragitto fino all’aeroporto di Skavsta dura poco meno di un’ora e mezza. Arriviamo al City Terminal e subito c’è il bus che ci aspetta, in meno di dieci minuti partiamo. Arriviamo nel minuscolo aeroporto di Skavsta, praticamente monopolizzato da Ryanair, e per il check-in è ancora presto, cosa c’è di meglio che ingannare il tempo con un ultimo pranzetto svedese? Ecco allora un bel piatto di polpettine di carne con panna acida, patate lesse e mirtillo rosso. Inizia a nevicare fitto fitto, la neve copre tutto e temiamo per il nostro volo. Ma ovviamente siamo in Svezia e diversi mezzi sono già alle prese per liberare aerei e piste dalla neve che cade copiosa, permettendo a tutti i voli di partire puntualissimi.
La Svezia si è rivelata per me un paese stupendo, con città bellissime e ricco di natura incontaminata. Le persone hanno un’educazione e un rispetto dell’altro, a cui noi italiani non siamo abituati. La macchina di Christian va a etanolo, si avete capito bene, loro sfruttano già da qualche anno questo tipo di energia. Gran parte delle abitazioni godono della tecnologia del teleriscaldamento, per chi non lo sapesse si tratta dell’energia prodotta e ricavata dalla combustione dei rifiuti.
L’acqua è gratuita in ogni locale pubblico, fresca e buonissima, e nei ristoranti non si paga il coperto, che del resto si paga solo in Italia. Carissimo il caffè espresso, ma questo ve l’ho già raccontato. Non esiste nemmeno il contorno, le pietanze sono sempre servite come piatto unico e già guarnite dei vari contorni. Siamo rimasti colpiti del costo della vita! Rispetto a Milano, la Svezia non è per niente cara, anzi il contrario! Probabilmente doveva esserlo ai tempi della lira, ma con l’avvento dell’euro li abbiamo ampiamente raggiunti, peccato però che in Italia non abbiamo gli stessi stipendi!
Le persone lavorano normalmente fino alle cinque di pomeriggio e nessuno pretende che si lavori oltre l’orario d’ufficio, soprattutto non pagati! Chi ha orecchie per intendere, intenda! I bambini sono educatissimi, nessuno scorrazza incurante per i locali, strillando e urlando, come praticamente succede da noi.
In Svezia avere dei figli è un fatto normale, non un qualcosa di straordinario che ti pone al di sopra di tutti e tutto come da noi. Chi passeggia con i passeggini non ti viene addosso, pretendendo che sia tua a chiedere scusa perché a loro modo di vedere stai ostacolando il passaggio. E qui mi fermo, altrimenti divento polemica. Che dire… viva la Svezia, non vediamo l’ora di tornarci!
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