Le Ebridi Interne e le Lowlands
Scendiamo lungo la regione del Rosshire sulla strada che porta all’isola di Skye, ma prima facciamo un’interessante deviazione verso il villaggio di Dornie. Il cambio di itinerario ci porta a visitare lo stupendo Eilean Donan, il castello immortalato nel famosissimo film “Highlander”.
La particolarità della fortezza è dovuta al fatto che è costruita sopra un isolotto del Loch Duich, creando uno scenario incredibile, sicuramente tra i più fotografati di tutta la Scozia. Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo a Kyle of Lochalsh per fare una sontuosa colazione. Mario è stato qui dodici anni fa e a quei tempi non esisteva ancora il ponte che collegava Skye alla Scozia, ma bisognava utilizzare un traghetto.
Skye ci appare subito in tutta la sua selvaggia bellezza, i suoi picchi di granito sfidano il cielo plumbeo, si ha la sensazione di entrare in contatto con la Natura e i suoi elementi.
Ci accampiamo vicino al villaggio principale dell’isola, il minuscolo Portree. Facciamo subito una puntata a Carbost, per visitare la piccola ma rinomata distilleria Talisker.
Purtroppo arriviamo troppo tardi e non c’è modo di poter fare la visita guidata e ci consoliamo con qualche foto. Andiamo allora a fare una passeggiata sulla penisola di Sleat, nell’estremo sud dell’isola, dove sorgono i Black Cuillin e le Red Hills, chiamate anche Red Cuillin. Paesaggi fuori dal tempo, impagabili.
Il giorno successivo facciamo il periplo della zona settentrionale dell’isola, fermandoci a fare qualche ora di trekking sui sentieri del Quiraing e della penisola di Trotternish.
A Dunvegan visitiamo l’omonimo castello, sede del leggendario clan McLeod, e dopo essere rientrati a Portree, ci accorgiamo che abbiamo ancora un paio d’ora prima di cena. Sfruttiamo questo tempo per andare alla scoperta dell’Old Man of Storr, un solitario pinnacolo di roccia, alto cinquanta metri, che si staglia in un ambiente lunare.
Per lasciare l’isola prendiamo il traghetto, che ci porta a Mallaig. Una volta sbarcati puntiamo su Oban, ma lungo il tragitto ci fermiamo a Glenfinnan, sulla riva del Loch Shiel.
Qui è stato eretto un monumento commemorativo agli Highlanders, per ricordare l’inizio della rivolta giacobita nel 1745, che si riunirono sotto la bandiera di Bonnie Prince Charlie. Glenfinnan è salita alla ribalta delle cronache per altro motivo, legato alla saga del maghetto più famoso del mondo, Harry Potter.
Infatti a Glenfinnan c’è lo spettacolare viadotto, il Glenfinnan Viaduct, sul quale passa l’Hogwarts Express, il treno che parte dal binario 9 ¾ e porta gli alunni alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Ma… si sentono dei fischi e degli sbuffi e all’orizzonte appare una scia di vapore… è l’Hogwarts Express! Siamo così fortunati che oltre al viadotto riusciamo ad ammirare anche il passaggio del treno!
Riprendiamo la nostra strada, la panoramica Road to the Isles, e per sgranchirci le gambe, sostiamo nella cittadina di Fort William. La località è la base di partenza per semplici passeggiate nel Glen Coe e impegnativi trekking sul Ben Nevis, la montagna più alta di tutta la Gran Bretagna. Fort William ha una forte vocazione turistica e ne approfittiamo acquistando dell’ottimo whisky per i nostri vecchi.
Ammiriamo anche la Neptune’s Staircase, un sistema di otto chiuse che costituisce la parte finale del Caledonian Canal, collegandolo al Loch Linnhe e al mare aperto. Prima di arrivare a Oban, ci fermiamo ad Appin nell’Argyll, per dare un’occhiata al Castle Stalker, una casa torre medievale che sorge su un isolotto del Loch Laich.
Non è molto semplice da trovare e a causa della marea, è praticamente impossibile raggiungerlo, ma del resto non è nemmeno visitabile. Lo scenario è comunque veramente da favola, del resto è stato ripreso in diversi film, tra cui “Monty Phyton e il Sacro Graal” come ci spiega faticosamente per noi, una simpatica famigliola scozzese.
A Oban ci fermiamo un paio di giorni, la cittadina è carinissima, con un bel porto da dove partono le gite in giornata per Iona e Staffa, passando da Mull, gita che noi non ci lasciamo sfuggire. Navighiamo fino all’isola di Mull con un grosso traghetto, successivamente con un piccolo pulmino, attraversiamo tutta l’isola e veniamo scaricati nel porticciolo, da cui partono piccoli pescherecci recuperati appositamente per effettuare la crociera.
Staffa è una piccola isola delle Ebridi interne, completamente disabitata, ospita diverse colonie di uccelli, ed è caratterizzata da migliaia di pilastri esagonali di lava solidificata. Il pezzo forte è costituito della Fingal’s Cave, la grotta di Fingal.
La leggenda narra che il gigante Fingal avesse costruito una strada per raggiungere la sua dolce metà che si trovava in Irlanda, questa strada è la famosa Giant’s Causeway dell’Ulster, che abbiamo avuto modo di visitare l’anno successivo.
Iona è un’altra isola delle Ebridi Interne ed è una delle culle del cristianesimo celtico. Fu qui che San Colombano, esiliato dall’Irlanda, fondò un monastero dal quale partì l’opera di evangelizzazione della Scozia pagana.
La visita a Iona è un’esperienza mistica e suggestiva: l’abbazia, il cimitero, luogo di sepoltura per gli antichi monarchi gaelici del regno di Dalriada, le grandi croci in pietra, rendono l’atmosfera molto particolare e trasudano secoli e secoli di storia.
A Oban, Mario esige poi la visita all’omonima distilleria, e siamo praticamente a 4 distillerie visitate! Ci rimettiamo in viaggio con l’idea di fare sosta sul Loch Lomond, ma non riusciamo a trovare posto in campeggio e quindi decidiamo di fare un’unica tirata fino a Stirling.
Prima di arrivare al Loch Lomond, ci fermiamo sui bordi del Loch Awe per dare un’occhiata, previo attraversamento a piedi di un acquitrino, alle maestose e spettrali rovine del Kilchurn Caste. Altra tappa è il villaggio di Inveraray, capoluogo del Ducato di Argyll e dimora avita del clan Campbell, di cui visitiamo il castello.
Stirling si rivela una bella città e una comoda base per esplorare i dintorni. Aggiungo poi che qui, contrariamente al resto delle Highlands, troviamo diversi ristoranti italiani dove è possibile mangiare un buon piatto di spaghetti e una buona pizza. Siamo agli sgoccioli e quindi decidiamo che è giunto il momento di trattarci bene: solo cucina italiana! Basta pub e patatine fritte! Basta fish and chips!
Il campeggio è fuori città ai piedi di una collina, sopra la quale è ben visibile il monumento all’eroe nazionale scozzese, l’indomito William Wallace, celebrato nel bellissimo “Braveheart” di Mel Gibson.
A Stirling visitiamo il centro storico, il castello, lo Stirling Bridge, luogo della famosa battaglia combattuta nel 1297 contro gli Inglesi, il monumento a William Wallace, la moderna università, un vero e proprio campus immerso nel verde, tra laghetti, torrenti, impianti sportivi e pietre dei Pitti. Vicino a Stirling visitiamo il campo di battaglia di Bannockburn, dove nel 1314 gli scozzesi guidati da Robert the Bruce, sconfissero definitivamente gli inglesi durante la guerra di indipendenza.
Facciamo un giro a Glasgow, la città più grande della Scozia. centro economico, industriale e finanziario. Il centro, vivace e animato, presenta un’architettura che spazia dello stile vittoriano all’art nouveau dell’architetto Mackintosh.
Passeggiamo tra Argyll Street, Buchanan Street e lungo il fiume Clyde, fino all’Auditorium, chiamato anche The Armadillo a causa della sua struttura particolare. Prima di uscire dall città, facciamo tappa al leggendario Celtic Park, casa del Celtic Football Club, the Bhoys.
Sempre partendo da Stirling facciamo un’escursione nel Trossachs National Park, camminando lungo le sponde del Loch Katrine, mentre a Balquhidder troviamo la tomba del celebre Rob Roy MacGregor, pittoresco personaggio della storia scozzese che fu ladro di bestiame, ribelle ed eroe.
A Falkirk rimaniamo stupiti davanti all’opera d’ingegneria costituita dalla Falkirk Wheel. Si tratta di un sistema elevatore per le imbarcazioni che connette il Forth and Clyde Canal all’Union Canal. Le imbarcazioni tramite delle gigantesche braccia collegate a una ruota, vengono letteralmente prese, innalzate, spostate e immesse di nuovo in navigazione. Spettacolare!
Non ci perdiamo poi quello che resta del Vallo Antonino, il punto estremo dell’espansione dell’Impero Romano nelle isole britanniche. Il Vallo venne costruito per proteggere l’impero dalle invasioni dei Pitti e dei Celti che provenivano da nord e venne abbandonato venti anni dopo la sua costruzione, quando le legioni si ritirarono a sud del Vallo Adriano.
E per finire trascorriamo un pomeriggio nel borgo di Culross, pittoresco paesino di pietra con casette basse, viuzze acciottolate e un piccolo maniero diroccato, che giace sul Firth of Forth, a poche decine di chilometri da Edimburgo. Il nostro viaggio è giunto alla fine.
Sono passate tre settimane da quando siamo partiti, abbiamo visitato gran parte della Scozia: una nazione ricca di storia, tradizione e cultura; una terra selvaggia, aspra, ma allo stesso tempo lussureggiante e generosa. Lasciamo qui una parte del nostro cuore, promettendo di tornare tra qualche anno per scoprire le Lowlands, l’estremo nord, le Shetland, le Orcadi e le Ebridi Esterne. Aye!
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Highlands Glory
A Inverness, la porta delle Highlands, ci fermiamo un paio di giorni, sistemandoci in un campeggio sulle sponde del Beauly Firth, continuazione del Moray Firth, famoso per la popolosa colonia di delfini. Quindi noi, piantata la tenda, ci siamo precipitati al porto di Inverness per imbarcarci in un seasafari per vedere i delfini, che ovviamente non si fanno vedere, buttando via la bellezza di venti sterline!
L’indomani ci svegliamo presto per sfruttare al meglio la giornata, iniziando con una visita del famosissimo Loch Ness. Il Loch Ness si trova vicino alla cittadina di Inverness e dopo qualche chilometro raggiungiamo la sua riva occidentale, quella più visitata dai flussi turistici.
Il lago taglia in due le terre delle Highlands scozzesi, insieme a loch minori e al Caledonian Canal. Loch Ness è molto profondo e il suo bacino idrico ha una conformazione stretta e lunga, come se un vigoroso colpo d’ascia fosse stato portato nel Great Glen.
Dopo un’abbondante colazione a Drumnadrochit, visitiamo il castello di Urquhart, che Mario ebbe modo di visitare già nell’estate del 1991, durante il classico InterRail post-maturità. Mario è stupito, perché da allora il posto è cambiato tantissimo… ora, proprio davanti al castello hanno costruito un vero eco-mostro, facente la funzione di centro per i visitatori!
Dalle torri e dalle mura di Urquhart, il nostro sguardo volge sempre verso le acque scure del Loch Ness, ma dove si è nascosta Nessie? Continuiamo fino al punto più meridionale del Loch Ness, dove sorge il villaggio di Fort Augustus e il Caledonian Canal ha ben cinque chiuse che permettono alle imbarcazioni di superare un forte dislivello.
Decidiamo di tornare verso Inverness percorrendo però la sponda orientale del lago, la più selvaggia e misteriosa. La strada è molto stretta, si tratta di un’antica via militare, non incontriamo nessuno proveniente dalla direzione opposta. Proviamo a cercare la tenebrosa Boleskine House, una vecchia villa circondata da racconti di magia e stregoneria, abitata per diversi anni dall’occultista Aleister Crowley e negli anni Settanta da un altro mago… della sei corde però, ovvero Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin. Non riusciamo a trovare la misteriosa magione e ci lasciamo alle spalle il Loch Ness.
Ripassiamo per Inverness e partiamo all’esplorazione della Black Isle, un’incantevole penisola verde, lussureggiante, con dolci colline, il clima è addirittura più mite, sembra di attraversare una contea dell’Inghilttera del Sud. Vicino al villaggio di Rosemarkie, esploriamo Chanonry Point, una lingua di terra che si allunga per il Moray Firth. Praticamente passiamo in mezzo a un campo da golf, che sorge tra le dune della spiaggia.
Alla punta estrema dell’istmo, abbiamo la fortuna di vedere tre bellissimi delfini, che giocano a pochi metri dalla riva, spettacolare! Arriviamo alla fine della Black Isle e visitiamo il villaggio di Cromarty, che merita sicuramente una breve visita. Noi ne approfittiamo e facciamo merenda in una caffetteria-libreria molto particolare, con un buon the caldo e qualche fetta di torta.
A Cromarty prendiamo il Cromarty Rose, il più piccolo traghetto della Gran Bretagna, dato che può trasportare solo un paio di auto, e dopo aver attraversato il Cromarty Firth, deturpato da numerose piattaforme petrolifere, sbarchiamo sulla penisola di Tarbat.
La penisola di Tarbat è molto più selvaggia della Black Isle ed è possibile andare alla ricerca delle tracce dei Pitti, cosa che noi chiaramente facciamo. Vicino al villaggio di Hilton of Cadboll, esiste uno dei più importanti siti della presenza di questo popolo.
Abbiamo una gran fortuna! Praticamente c’è un’artista, Barry Grove, che è in procinto di ultimare i lavori alla copia della Pietra di Hilton of Cadboll, eretta qui al posto dell’ originale custodito al Museum of Scotland. Barry è gentilissimo, interrompe il suo lavoro e ci spiega il significato delle immagini e dei disegni incisi sulla Pietra di Hilton of Cadboll e le origini del popolo che la costruì: i Pitti.
Ma chi erano i Pitti? Gli storici credono che fossero una popolazione pre-celtica, la cui origine però non è ancora stata definita. I Romani li chiamavano Caledoni ed erano organizzati in confederazioni di tribù, che diedero molto filo da torcere alle legioni di Roma. Si crede che il loro nome derivi dalla parola latina “pictus” che significa dipinto, probabilmente a causa della loro abitudine di pitturarsi o tatuarsi i corpi nudi.
Nel IX secolo, sotto il re Kenneth MacAlpin, le tribù dei Pitti vennero unificate agli Scoti, formando insieme il regno di Alba, l’odierna Scozia. Barry ci mostra però come alcune incisioni sulla pietra, che raccontano la gesta di una mitica regina, fondatrice delle tribù pitte, ricordino molto l’Egitto dei Faraoni. Che affascinante mistero!
Arriviamo fino al faro di Tarbat Ness e poi iniziamo il ritorno verso il campeggio, passando da Portmahomack. Facciamo un giro più lungo e quando caliamo su Beauly, affamati come un’orda di razziatori caledoni, è ormai sera. C’è la festa del paese, bellissimo! Mentre ci divoriamo un fish and chips, sulla piazza principale di Beauly è un trionfo di cornamuse e balli tradizionali.
Dopo due giorni, lasciamo Inverness e ci inoltriamo nelle Highlands. La nostra prima tappa è il magnifico Dunrobin Castle, vicino a Golspie. Di proprietà del clan Sutherland, una fortezza era già presente qui fin dal Medioevo, fino a quando non fu rasa al suolo durante la ribellione giacobita del 1745.
Nel 1845 fu completamente ricostruito in stile rinascimentale francese e baronale scozzese, mentre furono creati dei fantastici giardini all’italiana, che ancora presenti, arrivano fino al mare. La dimora ha qualcosa come centottanta e passa ambienti, tra camere, stanze, sale e saloni, chiaramente non tutti sono visitabili. Nei giardini, c’è un’esibizione di falconeria, l’antica arte di cacciare con l’utilizzo di maestosi uccelli rapaci.
Ripartiamo e siamo davanti a un bivio… stradale, ma soprattutto di organizzazione dell’itinerario. Sarebbe bello arrivare fino a John o’Groats e fare la costa settentrionale della Scozia fino a Durness, ma Mario è in panico da tempo, quindi decidiamo di valicare le Highlands fino a raggiungere la cittadina di Ullapool sulla costa atlantica.
Attraversare le Highlands è un’esperienza bellissima, colline, lochs, pascoli e torbiere dappertutto, e come dimenticare le migliaia di pecore scottish blackface, le cosidette fazze nere! Il viaggio dura un paio d’ore ed è veramente straordinario, l’itinerario si snoda su di una strada stretta, praticamente a una sola carreggiata, ma gli incontri con altri esseri umani si contano sulle dita di una mano.
Arrivati a Ullapool, piccola e ordinata cittadina sul North Minch, lo stretto di mare che separa le Highlans occidentali dalle Ebridi Esterne, decidiamo di concederci una bella merenda in una piccola tearoom, a base di torta e the.
Non ci soffermiamo a Ullapool più del necessario e riprendiamo il nostro viaggio, questa volta verso sud, arrivando a Garloich, dove è possibile visitare i bellissimi giardini di Inverewe, ai bordi del Loch Ewe.
A Garloich ci sistemiamo in un campeggio affacciato su di una baia sul mare. Qui facciamo la conoscenza dei tanto famigerati midges scozzesi! I leggendari midges, tanto celebrati dalle guide turistiche, finalmente li abbiamo trovati! Sono delle zanzarine fastidiosissime, che pungono e s’infilano da ogni parte, grazie alle loro minuscole dimensioni. Beware of midges! La prossima tappa è l’isola di Skye.
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