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Roma Caput Mundi

Lunedì è la giornata dedicata alla Roma classica, quella dei sette mitici re, quella repubblicana e quella imperiale. La visita verte sulle bellezze archeologiche più conosciute, ovvero l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto con il nome di Colosseo, i Fori e il Palatino. Alla nove siamo già in giro, percorriamo corso Vittorio Emanuele e ci fermiamo a sbirciare i reperti dell’Area Sacra di Torre Argentina.

Ci diamo la carica con un buon espresso al Caffè Ducati, dal design moderno e i bolidi esposti, e dopo aver risalito tutta via dei Fori Imperiali, alle dieci siamo in fila per entrare al Colosseo. L’attesa è breve, essendo la coda scorrevole e disciplinata, e nel giro di qualche minuto siamo dentro. Il colpo d’occhio all’interno del Colosseo è incredibile, un’opera dell’ingegno umano, atta a glorificare il potere della Roma imperiale e della dinastia Flavia.

Costruito su quattro livelli e con una capienza stimata in cinquantamila spettatori, la sua grande arena elittica era destinata ai combattimenti tra gladiatori, lotte tra animali e spettacoli cruenti di ogni genere. Dal Colosseo si gode una vista fantastica sull’arco di Costantino e su tutta l’area dei Fori. Giustamente il Colosseo è giudicato una delle meraviglie dell’umanità e il simbolo più riconoscibile di Roma.

La giornata è più calda di quella di ieri. Passeggiare tra i Fori è impagabile, l’area è verdissima e il colle del Palatino, con i suoi giardini Farnese, domina tutta la zona. Camminiamo per la via Sacra, attraversando secoli della storia antica di Roma e ammirando il tempio delle vestali, quello di Castore e Polluce, l’imponente basilica di Massenzio, l’arco di Tito, il tempio di Saturno, i resti della basilica Emilia, la curia Iulia, i Rostri e altri siti archeologici.

Saliamo sul Palatino e continuiamo la nostra visita nell’antica Roma. Dopo una breve attesa, visitiamo la casa di Augusto, la modesta residenza privata del primo imperatore. La casa conserva a distanza di secoli degli affreschi dai colori ancora vivi e accesi. Di fianco alla casa di Augusto, c’è quello che viene considerato il primo insediamento della città, ovvero le capanne del Palatino, risalenti all’età del Ferro e consegnate alla leggenda come il nucleo primigenio della città fondata da Romolo e dalle sue genti.

L’area è enorme e chissà quante cose sono ancora sepolte. Nel primo pomeriggio, affamatissimi usciamo dalla parte del Circo Massimo e ci dirigiamo verso la basilica di Santa Maria in Cosmedin per ammirare la famosa Bocca della Verità. C’è una piccola coda di turisti e un omino che vuole un soldino per fare la foto alla Bocca. Dopo aver superato il Foro Boario e il Tempio di Ercole Vincitore, proseguiamo verso l’isola Tiberina passando di fianco alla Sinagoga e all’antico ghetto ebraico.

Sull’isola Tiberina hanno sede l’ospedale Fatebenefratelli e l’osteria della Sora Lella, facciamo qualche foto ed eccoci finalmente in Trastevere. Siamo affamati, assetati e accaldati, decidiamo quindi di riposarci un attimo e ci sediamo in un localino in via della Lungaretta, dove mangiamo un’ottima insalatona fresca. A pochi metri da noi, si trova piazza di Santa Maria in Trastevere con l’omonima basilica.

Prima di avventurarci dentro la chiesa e vedere gli stupendi mosaici, ci godiamo il sole con un ottimo gelato seduti sui gradini della fontana tra decine di studenti olandesi. Dopo il quartiere di Trastevere e un salto alla chiesa di San Francesco a Ripa per vedere una scultura del Bernini, continuiamo la nostra passeggiata salendo il colle del Gianicolo.

Di fronte alla fontana dell’Acqua Paola ci godiamo la vista sulla città, che si mostra in tutta la sua bellezza una volta arrivati alla statua equestre di Garibaldi. Sotto alla terrazza antistante, c’è la piazzola da dove puntualmente a mezzogiorno, spara un cannone. Percorriamo a piedi il colle, la cui passeggiata è abbellita dai busti dei garibaldini e dei vari compagni d’armi di Garibaldi.

Arriviamo ad una scalinata che decidiamo di imboccare per scendere e tornare verso il nostro bed and breakfast. Ovviamente anche stasera immancabile capatina in San Pietro e con questa sono tre! La sera ceniamo in una tipica trattoria romana, l’Osteria dell’Angelo: venticinque euro a testa tutto compreso e come recitano le tovagliette, il prezzo è sempre lo stesso “che se magni o nun se magni”.

Il locale è molto particolare, ha i muri affrescati con scene di vita della Roma papalina, maglie da rugby in ogni dove, manifesti e foto di incontri di pugilato, partite di rugby, battute di pesca d’altura, lanci in paracadute. Scopriamo che il proprietario è un ex-giocatore di rugby, che negli anni Settanta, militò anche nella nazionale. Il menù è strepitoso, rispettoso dei canoni della cucine romana. Iniziamo con un antipasto a base di salsiccetta, fagioli all’uccelletto, bruschetta e sformatino al formaggio e tonno.

Come primo, Mario si divora un piatto mostruoso di tonnarelli cacio e pepe, mentre io fatico a finire le squisite mezzamaniche alla carbonara. Le porzioni sono immani! Io sono satolla, ma golosamente mi faccio portare un piatto di puntarelle e anche un carciofo, su insistenza del simpatico cameriere. Mario opta per polpette e puntarelle. Concludiamo con tarallucci e vino rosso. Che mangiata!

Martedì mattina ci svegliamo con il cielo leggermente coperto, oggi la mattinata è dedicata alla visita a Castel Sant’Angelo e all’ Ara Pacis. Costeggiando le mura vaticane e più precisamente il Passetto di Borgo, arriviamo di buon’ora a Castel Sant’ Angelo. L’imponente fortezza dei papi fu iniziata dall’imperatore Adriano come suo monumento funebre, successivamente diventò un mausoleo dove furono tumulati diversi imperatori e le loro famiglie.

Gli ambienti e le stanze visitabili non sono molte e durante la nostra visita abbiamo modo di vedere anche una mostra di un artista moderno, bei quadri, del genere che piace a me. Facciamo un bel giro sulle mura e tra i suoi torrioni. Io vorrei visitare il Passetto di Borgo, ma purtroppo è chiuso.

Peccato, chissà che un giorno venga aperto al pubblico, dato che con l’imminente uscita del film Angeli e Demoni, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, assurgerà sicuramente a una certa notorietà. A breve distanza si trova il museo dell’Ara Pacis, entriamo che il cielo si è aperto e le nuvole diradate, sarà una bella giornata anche oggi.

L’Ara Pacis è un altare recuperato nell’area del Campo Marzio, fu costruita per celebrare le imprese militari di Augusto nella Spagna e nella Gallia Meridionale. Molto più interessante a mio modo di vedere, il mausoleo di Augusto di fianco all’Ara Pacis, chiuso per restauro o forse mai aperto, attualmente in via di recupero. Un motivo in più per tornare un giorno a Roma.

Facciamo una capatina in piazza di Spagna e dopo essere saliti sulla scalinata di Trinità dei Monti, visitiamo la chiesa, officiata ormai da secoli in lingua francese. Vicino a Trinità dei Monti, ci fa l’occhiolino la bella Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia e purtroppo non visitabile.

Ci addentriamo nel Pincio con l’idea di pranzare comodamente seduti sui divanetti della Casina Valadier e così pensiamo di fare, ma il servizio lascia a desiderare e visto i prezzi decidiamo di alzarci e raggiungere la Galleria Borghese, dove abbiamo prenotato la visita per le tre del pomeriggio. Mai scelta fu più saggia!

Dopo una breve passeggiata nel parco di Villa Borghese raggiungiamo la Galleria, dove nella sua caffetteria, acquistiamo dei tramezzini che mangiamo all’aperto seduti nei prati della Galleria. Io mi stendo anche a prendere il sole, in teoria non si potrebbe, ma lo fanno tutti… quindi mi adeguo. Alle tre in punto, non un minuto prima e non un minuto dopo, entriamo nel museo.

Il museo rappresenta una piacevole scoperta e gli interni e le sale della Galleria sono già delle opera d’arte. I pezzi forti sono sicuramente i gruppi scultorei del Bernini, su tutti il Ratto di Proserpina insieme ad Apollo e Dafne, e la splendida scultura di Paolina Borghese come Venere Vincitrice del Canova. C’è anche un’importante raccolta di opere del Caravaggio, oltre che quadri di Raffaello, Tiziano, Correggio, Rubens e altri ancora.

Terminata la visita, usciamo da un cancello laterale del parco, che guarda caso è vicino ad un negozio Harley-Davidson e Mario si regala la classica t-shirt. Proseguiamo verso la famosissima Via Veneto, teatro della Dolce Vita di Fellini negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Resistono ancora locali com l’Harry’s Bar e il Caffé de Paris.

Incrociamo l’ultraprotetta ambasciata americana e scendiamo fino a pizza Barberini, famosa per la fontana del Tritone e la più piccola fontana della Api, simbolo della famiglia Barberini, entrambe opera del Bernini. Saliamo verso via della Quattro Fontane e costeggiando il palazzo del Quirinale torniamo verso il centro. Scendiamo la scale del Quirinale e affianchiamo Antonio Fazio, ambiguo ex-governatore della Banca d’Italia.

Andiamo dritti verso piazza di Monte Citorio, dove in una via adiacente, abbiamo scoperto la storica gelateria Giolitti, dove fanno uno squisito gelato con tanto di panna fresca. Acchiappato il gelato, torniamo verso palazzo Montecitorio, quando incrociamo su un macchinone il mitico Senatur, Umberto Bossi che simpaticamente risponde al nostro saluto.

Finito il gelato, riprendiamo le vie dello shopping, risalendo via del Corso e all’interno dello megastore Nike, incontriamo l’attore Giorgio Pasotti. Giornata d’incontri oggi! Imbocchiamo la mitica via Margutta, piena di gallerie d’arte e ristoranti alla moda, nota per essere menzionata in una vecchia canzone di Luca Barbarossa. E qui colpo di scena, non c’è due senza tre e il quattro vien da se: sull’uscio della sede dell’U.G.L. ecco comparire Renata Polverini!

Che dire, giornata piena, ma il meglio deve ancora venire. Torniamo verso casa, appagati e felici della giornata appena conclusa. Mentre ci prepariamo per uscire, verso le otto di sera, sentiamo una scossa di terremoto. Due giorni fa, tra domenica e lunedì la terra in Abruzzo ha tremato, ci sono state due scosse durante la notte, io non ho sentito nulla, mentre Mario le ha percepite, e con questa fanno tre. Questa sera ceniamo da Gallobrillo, un’ osteria gestita in modo giovane e moderno.

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