The City that never sleeps
Siamo due mattinieri e alle nove siamo già a spasso per la città in modo da non perderci nulla: prima un bel giro ad ammirare gli interni del Chrysler Building e della Trump Tower, poi il Rockfeller Center con la pista di pattinaggio, la Central Station e una pausa a Saint Patrick’s Cathedral.
Incredibile ma vero, New York è piena di chiese, cattedrali, sinagoghe e moschee, che si incastrano a meraviglia tra i grattacieli in una sorta di unione tra sacro e profano. Proseguiamo verso il palazzo dell’ONU e con nostro grande disappunto notiamo l’assenza delle bandiere di tutte la nazioni del mondo che dovrebbero garrire il vento con i loro colori.
Prima però effettuiamo uno stop, che consigliamo a tutti gli amanti dei libri: la Morgan Library, bellissima, con testi e libri antichi in diverse lingue, una meraviglia da ammirare.
Nel pomeriggio ci dedichiamo al Guggenheim Museum, dove l’esposizione temporanea é costituita da una collezione di dipinti spagnoli, dove spiccano Goya, Velasquez e il tenebroso El Greco, che tanto affascina Mario, ma la visita vale la pena solo per la struttura circolare del museo, infatti le collezioni sono in mostra sulla grande rampa a spirale che si srotola in una lunghissima galleria e si visita partendo dall’alto verso il basso.
Usciti dal Guggenheim, a piedi ritorniamo verso l’albergo passeggiando lungo Madison Avenue dove ammiriamo sfavillanti negozi e lussosi magazzini, templi del consumismo e dello shopping nella Grande Mela.
Nel frattempo la nostra fotocamera digitale ci abbandona, ha cominciato a fare le bizze già dal secondo giorno, decidiamo così di comprarne un’altra, e dopo un breve consulto all’Apple Store, dove si può navigare gratuitamente, ci dirigiamo da Staples sulla 57th e grazie al cambio favorevole ci portiamo a casa un’ottima Canon.
MOMA stiamo arrivando! Il museo è molto bello e ben organizzato, con spazi grandissimi, molto luminoso e arioso, ci si muove benissimo, le collezioni sono stupende, probabilmente tra le più ricche e interessanti per quanto riguarda l’arte moderna. Possiamo ammirare dipinti e quadri tra i più famosi al mondo: Van Gogh, Picasso, Monet, Matisse, Dalì, De Chirico, Warhol, Mondrian, Boccioni, Klee, Kandinsky e moltri altri.
Ma prima di dedicarci all’arte e alla cultura decidiamo di strappare un momento del tutto ludico, con giro da FAO Schwarz, un straordinario e gigantesco negozio di giocattoli, mai visto nulla di simile in Italia. I dipendenti ci accolgono applaudendo e sorridendo, ringraziano i loro primi clienti, la scena è quasi imbarazzante per noi che siamo abituati a essere trattati a pesci in faccia nei nostri negozi. Meditate gente, meditate!
Il negozio è pazzesco, ci sono peluche a grandezza naturale, tra cui un enorme Mammut, c’è anche un piccolo bar, un corner con le caramelle e dolciumi stile film di Walt Disney e a ogni piano pulitissimi bagni. Nel pomeriggio, il clima è migliorato, il cielo è sgombro e azzurro, andiamo a visitare il Village con Washington Square, l’Arco e gli scoiattoli rossi avidi di cibo che popolano il parco adiacente.
Bighelloniamo per Chelsea e ci fermiamo a guardare il famigerato Chelsea Hotel, dove il bassista dei Sex Pistols nonchè icona del punk Sid Vicious uccise la sua fidanzata storica Nancy Spungen. Facciamo una puntatina verso l’Hudson River e dai moli si può vedere il vicino New Jersey. Procediamo a piedi fino al Madison Square Garden, famoso per i suoi leggendari eventi sportivi e musicali e attualmente casa della squadra di hockey su ghiaccio dei Rangers e di quella di basket degli Knicks. La stanchezza inizia a farsi sentire ma non ci fa desistere dal nostro ultimo obiettivo: la salita all’Empire State Building.
Qui la gente in attesa di salire è molta, la fila agli ascensori che in un paio minuti ci portano all’82° piano è un pò lunga ma scorrevole. Noi ci fermiamo qui e decidiamo che non vale la pena arrivare fino al 102°.
La vista è mozzafiato e spazia dal Jersey a Brooklyn e al Queens, dal Central Park fino giù al Verrazzano Bridge, il cielo è terso e mentre cala il sole e arriva il buio, milioni e milioni di luci si accendono sotto i nostri occhi, testimoni di uno spettacolo irripetibile.
Prendiamo la metropolita e giù fino a Battery Park per imbarcarci e visitare la Statua della Libertà ed Ellis Island. Anche qui la coda per imbarcarsi è notevole, ma gli americani sono ben organizzati e si fa in fretta.
Purtroppo dopo l’11 Settembre i controlli sono stati intensificati ed in alcuni casi direi esasperati, quindi bisogna armarsi di pazienza, restare tranquilli e soprattutto mantenere sempre un approccio cortese ed educato. La Statua della Libertà è maestosa, è possibile girare nel parco sottostante la statua o salire fino al basamento per godersi lo skyline di Manhattan.
Un altro traghetto ci porta a Ellis Island, dove nei decenni a cavallo del 1800 e del 1900 sbarcarono milioni di emigranti dall’Europa. Il museo fotografico é toccante e molto curato, molto interessante anche la parte didattica del museo che ci fa scoprire che ben 17 milioni di americani sono di origine italiana.
Nel pomeriggio abbiamo prenotato una crociera nella baia di Manhattan che effettua una semi-circumnavigazione dell’isola. Il passaggio sotto i tre ponti che da Manhattan portano a Brooklyn e Queens è spettacolare.
Alla sera decidiamo di tornare in Times Square, perché con il buio ha un fascino molto particolare, scattiamo delle foto con gli immancabili poliziotti a cavallo e visitiamo l’imperdibile Hard Rock caffè, tornando verso l’albergo fiancheggiamo il Radio City Music Hall.
Piove a dirotto, ma per fortuna abbiamo riservato la giornata al Met, così resteremo all’asciutto. Il Metropolitan Museum è enorme, mastodontico, probabilmente più grande del British e del Louvre, espone di tutto, dalla pittura, alla scultura, al vasellame, armature, vestiti, ricostruzioni di templi antichi, ricostruzioni di interni di palazzi e piazze. Organizzato e strutturato molto bene, ha sale affollatissime e altre completamente vuote. Visitarlo tutto è praticamente impossibile, ci vorrebbero giorni interni.
Consigliamo di dedicare la visita a ciò che interessa ed eventualmente di curiosare tra le piazzette che si aprono all’interno del museo studiate per far riposare i visitatori. A metà pomeriggio usciamo dal Metropolitan, stanchi ma felici, finalmente ha smesso di piovere e il tempo si é messo al meglio. Abbiamo voglia di stare all’aperto e allora decidiamo di visitare Tribeca, quartiere di Manhattan divenuto molto alla moda, e di andare per negozi.
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